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Giants - Pieve PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerd́ 23 aprile 2010

 

GIANTS - Pieve    76-74  dts       (9-18;8-20;25-10;21-15;13-11)

(Valenti 26,Padoan 2,Carrer ne,Pasquetin,Bobbo 2,Manente 19,Tubiana 7,Stefani 13,Baroni,De Lillo 2,Boschin 2,Mion 3)

L'articolo sul sito di Pieve

Alle ore 21 di un giovedì sera, c’è un mondo che se ne frega dell’esistenza di una partita di basket, del recupero di una partita di under 17 eccellenza, che mette di fronte due squadre come tante, di quelle che galleggiano nella zona centrale della classifica, dove non c’è buio e non c’è sole, una partita che ha senso solo per chi la gioca..e peso solo per chi sa darglielo.

 

Per me e i ragazzi il peso era quello di coronare un anno difficile, fatto di sacrifici che hanno stupito per i risultati che hanno prodotto,uno sforzo per mantenere una posizione insperabile ad inizio stagione. Il peso di dimostrare a noi stessi di esser diventati pronti a tutto: a sopportare le mani addosso, l’arbitro che non fischia, a saper riconoscere situazioni offensive e difensive e reagire assieme nel modo giusto. Il recupero con Pieve, che per il mondo era e resterà una partita come tante…era semplicemente la nostra finale!

 

Le parole e le buone intenzioni c’erano tutte, anche a pochi secondi dalla palla a 2. Ma trasformare ciò che vorresti in ciò che sarà, passa attraverso la propensione al sacrificio.

Questa è mancata fin da subito, con Pieve a “bucarci” da ogni parte, facendoci capire che non avevamo voglia di far fatica, di pensare, di guadagnarci ciò che volevamo a parole.

 

Sotto di 21, l’intervallo è quella boccata d’aria che trovi in mezzo ad un fumo denso, boccata che ti deve preparare a trattenere di nuovo il fiato…perché in mezzo al fumo ci sei e ci resti, e nessuno verrà a tirarti fuori di lì.

Non c’è nulla da dire o da inventare quando a non funzionare sei tu. C’è solo da star seduti, con la testa tra le mani, ad ascoltare le parole di un allenatore che è prima di tutto un giocatore come te, sa come ti senti, sa quello che non vorresti sentire…ma te lo dice in faccia, perché se ti manca qualcosa e quel qualcosa è dentro te, sei tu che devi cercarlo e trovarlo…guardandoti dentro.

 

Il secondo tempo è un’altra partita, un lento recupero legato alla voglia di sentir esplodere cuore e polmoni cercando di mantenere lucida la testa.

Ci riprendiamo ciò che sentivamo nostro, ne mettiamo le mani sopra con prepotenza, fino al portare la partita al supplementare, allo strattonare il risultato sul +4 per noi a 40 secondi dalla fine dell’overtime, fino al vederci acciuffati a 1 secondo e mezzo dalla fine…fino ad un time out, 4 scarabocchi su una lavagnetta e la voglia di eseguire e credere…ad un’azione perfetta che arriva, con i 2 punti della gioia!

 

L’indomani nessun titolo, nessuna targhetta per qualche final four guadagnata. Nessun complimento da un mondo che continua a giudicare la partita del giovedì sera…una semplice partita.

 

Tuttavia c’è un gruppo che ha vinto il proprio campionato facendo miracoli, semplicemente arrivando sesto. Un gruppo con una storia che parte da lontano, che si è riunito dopo aver vissuto la “frantumazione sportiva” che la crescita può portar con sé…ma che si è riabbracciato con un obiettivo comune, quello che Marghera incarna da sempre: OPPORTUNITA’ E RIVALSA.

Ogni ragazzo è qui perché voleva un’opportunità. Chi voleva dimostrare di valere una categoria e un gruppo dopo esser stato considerato non all’altezza in passato, chi voleva semplicemente giocare tanto, chi voleva confrontarsi con questo livello partendo dall’allenarsi, chi voleva provare…senza sapere l’esito, conoscendo solo l’impegno che avrebbe riversato. Fra questi ci sono anche io, che ho sfruttato con i ragazzi la mia opportunità.

 

Vincere, e farlo come ieri sera, ha solo dimostrato ciò che siamo…e mentre tutti guardavano quell’ultimo tiro che entrava, io ci vedevo cose che altri non vedevano: le risate dei 93 quando erano in prima elementare, e si buttavano dalle spalliere della palestra Baseggio sul materassone, in uno dei tanti giochini che facevamo a minibasket; ci ho rivisto gli occhi felici di chi, una decina di anni fa, mi saltava in braccio, e ora potrebbe prendermi in braccio lui; ci ho visto cose che può vedere e sentire solo chi, come un custode, ha la pazienza di sedere in palestra mentre essa riposa, ad ascoltare cosa ti vuol dire il silenzio che la abita.

Grazie ragazzi! Siete stati grandi!!

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 23 aprile 2010 )
 
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